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Guerra dialettica virtuale Islam-USA in chat…

Gennaio 10, 2001

Music Place | Gigi D'Alessio indagato "Non sapevo nemmeno cosa fosse un avviso di garanzia"
Nel mondo virtuale della Rete, c'è stato il confronto fra giovani americani e loro coetanei di cultura islamica, che hanno per primi lanciato ripetute provocazioni antiUsa. La battaglia ha raggiunto il suo apice verso le due del mattino (ora italiana), quando un webber (navigatore Internet), nascosto dietro uno pseudonio cifrato, ha cominciato a lanciare sul canale americano MUSICA araba. Un gesto che, in condizioni normali, avrebbe suscitato curiosità e anche interesse, ma che, di questi tempi, ha dato vita all'indignazione dei più, ancora scossi per la tragedia dell'11 settembre. I navigatori, in genere tolleranti verso le differenze etniche, hanno chiesto semplicemente, 'per rispettò', di fermare il file audio. Per tutta risposta, il provocatore ha scritto e detto una serie di frasi offensive, prima in una lingua sconosciuta, poi in inglese, mettendo una volta di troppo in relazione la testa del presidente americano Bush e una, di solito taciuta, parte dell'anatomia maschile. 'Wrackez', oscuro navigatore americano, con due colpi di mouse, ha 'nukkatò (estromissione temporanea diavvertimento) l'ignoto scocciatore. Ma se su 'Yahoò si sono viste solo scaramucce, su 'Irc', il server ufficiale dove transitano tutti i canali chat del mondo, c'era invece l'inferno. Hackers di vari schieramenti, a volte nemici, hanno fatto fronte comune contro l'invasore 'islamicò, come lo chiamavano i pirati del web. Obiettivo finale, far tacere e 'bannarè (estromettere in maniera definitiva) chi aveva lanciato le prime provocazioni e i rinforzi che erano accorsi in suo sostegno, tutti con soprannomi che ricordavano il mondo arabo. Dopo una mezz'ora di lotta, gli americani sono rimasti padroni del campo e, secondo un certo 'Warlord' ('Signore della guerrà') che guidava le truppe anti-talebane, 'senza nemmeno un arabo tra i piedì'. La piccola guerra privata non ha avuto ripercussioni gravi sul buon funzionamento del web, anche perché non sono stati attaccati siti, bensì computer privati. E tuttavia la battaglia è indicativa del senso di rabbia che, in questi giorni, pervade i giovani americani. Da sottolineare inoltre come la provocazione filo-islamica sia presumibilmente di provenienza territoriale comunque americana, visto che, nel mondo arabo, mediorientale e afghano, è quasi impossibile reperire computer o collegamenti Internet sufficientemente potenti per sostenere una 'Web War', a meno di non poter accedere a strutture statali o militari. Tratto da: Internet - Adnkronos

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Data:
Gennaio 10, 2001
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