XII Biennale giovani artisti d'Europa e Mediterraneo

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XII Biennale giovani artisti d'Europa e Mediterraneo


La passione, che cosa scomoda

Scritto da: Albano Ricci
martedì 4 ottobre 2005 nella categoria: eventi

Dal nostro inviato a Napoli in occasione della XII Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo

La frase del titolo è di Pavese ed impressa a caratteri neri su fondo giallo nelle magliette della Biennale.10 giorni, 750 artisti, 1.000 opere, 28 paesi partecipanti; arti visive, musica, immagini in movimento, corti, letteratura, gastronomia, teatro, danza, arti applicate, moda.
In cifre questa è la dodicesima biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, svoltasi a Napoli, a Castel Sant’Elmo, che domina e dialoga con tutto il territorio, per l’occasione “Cittadella della creatività”.



La “Passione” è stato il tema dell’evento. L’inaugurazione è stata celebrata lunedì 19 settembre, per San Gennaro, alla presenza del sindaco Rosa Russo Jervolino, del presidente della Regione Campania Sassolino, dal critico d’arte Achille Bonito Oliva e dal giornalista Vincenzo Mollica. Ha chiuso le chiacchiere, seduto nella postazione del batterista, il palco era già attrezzato per un concerto, il presidente poeta e padrone della Biennale. Tra gli appuntamenti di questa biennale, più clamore lo ha riscosso l’incontro con Goran Bregovic. Ha parlato del suo rapporto con il cinema, ha composto le musiche e recitato per “I giorni dell’abbandono”, del suo amore e odio con Kusturica, del suo rapporto da gitano con la musica, della Jugoslavia prima e dopo la guerra.
Ma la biennale è stata davvero bella e meticcia. Conoscersi e scambiarsi sorrisi, battute, piccole prospettive, tutti curvati umilmente al peso dell’arte, senza troppe sovrastrutture: una faccia una razza, una passione una paura, un riconoscersi. I numeri dei visitatori sono incalcolabili, perché ogni sera il flusso era impensabile per una mostra d’arte, molto più vicino ad un evento musicale o sportivo. IN più a Napoli erano disseminati lavori di Public Art ed eventi extra biennale. E poi Napoli. Se stai, passaggi, giri per Napoli non puoi che parlare di lei. Napoli millecolori, Pino Daniele in questa canzone la descrive perfettamente.



Napoli così bella, così viva, così marina e terrestre, tra un vulcano e il mare e un passato ingombrante. Già, perché Napoli è rimasta città del regno, gente del regno, popolo chiassosa ma impotente, tutti sulla stessa barca, quindi non individuale ma corale… e scopri “che non sei solo", sono tutti pronti a darti un’indicazione, un suggerimento, si fermano, commentano.
Napoli, secondo una ricerca del 1994, effettuata da alcuni criminologi è la città europea con meno incidenti stradali. Perché a Napoli non solo si sa che le regole vanno rispettate ma anche che ci sono alte possibilità che questo non venga fatto: il pensiero triadico. E’ così. Qui non t’insultano o bussano (cioè suonare il clacson) se compi un’infrazione (basta essere decisi), ma se imbranatamente non rendi fluido il traffico. Mi spiego: i motorini devono sorpassare a destra e a sinistra, non possono stare lì dietro ad occupare spazio. Ma questa è un’altra storia. Il segreto della pizza napoletana: la pasta.

Rubrica di Albano Ricci, inviato da www.latalante.it

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