Un commento su "Era mio padre"
Un capolavoro se non fosse stato girato ad Holiwood
Scritto da: Albano Ricci
mercoledì 8 gennaio 2003 nella categoria:
varie
“C’era una volta in America” di Sergio Leone mi ha insegnato ad amare il cinema. E vuoi per il proibizionismo, per i gangsters, per frasi memorabili e per quell’America lì mi sono fiondato a vedere "Era mio padre". Ma o primm'ammore è sempre 'o migliore. I protagonisti di “Era mio padre” sono cattolici irlandesi.
Gesù e Madonna sono così presenti, così cercati e nominati da ricordare i killer colombiani che benedicono le pallottole con l’acqua santa. Sam Mendes dopo "American Beauty" continua a raccontare storie con la sua geniale prospettiva filmica, anche se qui i virtuosismi registici toccano quasi il lezioso. Ma basta un non-sorriso di Sullivan-Hanks, una smorfia di Paul Newman, il passo di Jude Law che li vuoi vedere uccidere, scappare, tirarsi sentenze memorabili. Il bianco e il nero si susseguono, inferno e paradiso: il nero degli abiti e delle armi, il bianco della neve e della stanza davanti al lago, teatro degli ultimi delitti.
Epico e minimale insieme lascia al viaggio di formazione la commozione e gli esercizi di stile degli attori, la fascinazione magica del rapporto tra padre e figlio. Perfetto, drammatico, commovente, convincente, nonostante certe conclusioni affrettate, è un grande gangster-movie: sarebbe un capolavoro se fosse stato girato ovunque, ma non ad Holliwood.
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