Tra storia e mito

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Tra storia e mito


Abbiamo bisogno di musei, di storie, di conoscenze… di ri-trovare le nostre origini

Scritto da: Albano Ricci
martedì 21 ottobre 2003 nella categoria: varie

Mai come in questo tempo veloce e irriverente gli oggetti acquistano e perdono autenticità e utilità o chiccheria inutile. La novità è celebrata a fini di lucro. In questo insostanziale fluire che cancella la crescita culturale in fieri ma la soppianta o snatura in un nulla di fatto o di buono la cultura è l’unico strumento che permette di nominare le cose, di stabilire contatti e scambi, di coinvolgere, di democratizzare il tempo e lo spazio.

Abbiamo bisogno di musei, di storie, di conoscenze…Di tempi e ritmi nuovi o antichi. Abbiamo bisogno di capire, di ri-trovare certo passato, di ristabilire le mediazioni mancate con le nostre origini. Sono in pericolo, anzi sono oramai assassinate tutte le funzioni sociali laico-religiose o profane, culturali-agresti che venivano usate per vincere paure, solitudini, per imparare ad aspettare, per vedere la pioggia, ascoltare il sole…



La Medea di Pasolini,1969-1970, (S. MURRI, Pier Paolo Pasolini, Milano, Il Castoro Cinema, 1995) , una volta a Jolco, già non sente la voce del sole e della terra. E’ il nuovo logos che arriva, respira intorno a scarnificare tutto, ad isolare. Abbiamo bisogno dei musei, della cultura che si fa, del passato che diventa futuro e non del presente che si fa futuro senza niente intorno. Abbiamo bisogno di sentirci utili alla comunità, partecipare. L’isolamento individualista capitalistico e merceologico ha strappato le nostre radici. Nemmeno un secolo fa è già inesistente per noi. Ecco perché abbiamo bisogno di musei, biblioteche, piazze, certose, mediateche, teatri, cinema e non di supermercati perché con i secondi possiamo solo consumare e venir indotti a comprare, con i primi possiamo prendere e dare e stare e capire e non comprare. Forse un giorno avremo bisogno di un museo di fusti di detersivi ma continueranno a dirci la solita cosa che oggi la pubblicità edulcolora o addirittura decuplica.

Abbiamo bisogno di un museo della civiltà contadina. Quello della civiltà consumistica ce lo abbiamo già e in fieri e continuo allestimento: è un ipermercato. Paghiamo quasi sempre il biglietto più caro della qualità degli oggetti esposti. Alla fine della visita: la cassa.

Tornando al mito. Si corre il rischio, raccontandolo di renderlo favola e così anche Medea rischia di appaiarsi a qualche eroina di fiction disperatamente innamorata, cinicamente pronta a tutto. I Greci andavano a teatro senza libretti di sala indicativi, sapevano già antefatti e conseguenze...Si assisteva al come era messo in scena stavolta, a quale aspetto, incontro, retroscena era rappresentato dal nuovo o vecchio tragediografo. I miti non si nominavano, erano sottintesi, tacitamente indicati. Questa innominabilità, sapienza congenita li rendeva sacri, non li demitizzava. La cultura orale preservava l’insipienza, la non-conoscenza del sapere popolare, della cultura propria, si occupa di non rendere l’innominabile irriconoscibile. La civiltà della cultura scritta o mediatica rischia di adagiare troppo la memoria fino all’appiattimento. Si rischia di ridurre il mito in favola, ma forse, per molti le nostre radici non sono neppure mitiche... Raccontandole nella civiltà della cultura immediata si corre un rischio inverso: di creare un mito.


Rubrica di Albano Ricci, inviato da www.latalante.it


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11/09/2001
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