MEI-Enpals rivolta ai giovani

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MEI-Enpals rivolta ai giovani


Proprio perchè non se ne può più!!!

Scritto da: Gian Mario Infelici
martedì 4 dicembre 2001 nella categoria: eventi

Da Faenza una forte spinta per una previdenza spettacolo più equa e moderna
Domenica scorsa la presenza dei musicisti nella sala convegni di Faenza era molto sentita e partecipe. D’altra parte il tema scelto (“Convenzione Enpals-Siae; amica o nemica dei musicisti”) rispecchia fedelmente il comune sentire degli operatori dello spettacolo in questo momento. Questo stato d’animo è stato anche sottolineato più volte dagli interlocutori che si sono succeduti nei loro interventi, che hanno arricchito il confronto pubblico: Marco Ciari, di Progetto Musica del Comune di Torino; Franco Pagnoni, del Sindacato Operatori Spettacolo; Michele Petralia, dell’Aiat; Urano Borelli, di Unasp-Acli; Massimo Fregnani di Assomusica-Agis e Roberto Pietrangeli, di Assoartisti-Confesercenti, che ha coordinato e concluso i lavori.

L’apertura della “tavola rotonda” è servita a fornire il quadro di riferimento all’interno del quale si vanno ad inserire le attuali problematiche. Si è chiarito che la Legge Finanziaria 2001 (Legge 23.12.2000, n. 388) nel Capo XIII (Interventi in materia previdenziale e sociale), nell’art. 79 (Norme in materia di ENPALS), ha formalizzato la Convenzione fra ENPALS e SIAE, con l’obiettivo di contrastare il lavoro sommerso nel settore dello spettacolo. Tale convenzione prevede che gli agenti della SIAE (circa 4.500 in tutta Italia, dislocati in circa 750 sedi periferiche) svolgano, oltre alla normale opera di vigilanza del rispetto della legislazione del diritto d’autore, un’azione di controllo anche sui versamenti dei contributi da parte delle imprese e dei lavoratori dello spettacolo. Ha previsto, inoltre, che questi controlli possono essere svolti anche per i periodi di lavoro precedenti.
Si è rilevato che questo indirizzo è stato sollecitato dall’Unione Europea ed è teso a spingere nella direzione della modernizzazione del mercato del lavoro, allo scopo di favorire l’introduzione di politiche di incentivazione volte a promuovere la riduzione del lavoro sommerso. A questo proposito si è sottolineato che in base ai dati Osce e della Commissione U.E., il numero dei lavoratori in nero in Italia, oscilla fra il 20% ed il 26% della forza lavoro globale, per un totale di circa 3.500.000 di addetti (Stime 2001 del Cnel).
Da stime degne di una certa attendibilità, il comparto dello spettacolo contribuisce al mantenimento di questo fenomeno, con circa il 5,7% (L’Enpals ritiene che siano circa 200.000 unità) del totale generale.
Se si considerano 104 giornate/annue (media lavorativa degli artisti) ed un compenso medio lordo giornaliero di £ 180.000 per unità lavorativa, si produce ogni anno un mancato introito per le casse dello Stato di circa 1.456 miliardi. Pertanto, dal 1° marzo 2001, i controlli nei locali dove si programmano intrattenimenti, sono intensificati a causa delle ispezioni sempre più frequenti rese possibili dall'accordo di convenzione, dato che gli ispettori SIAE hanno assunto anche la veste di ispettori ENPALS. Negli interventi è emerso che le cause che hanno prodotto il grande serbatoio del lavoro sommerso nello spettacolo italiano, si è creato a causa di varie ragioni: il caos legislativo che impedisce una coerente “direzione di marcia” nell’applicazione quotidiana delle normative previdenziali; l’impossibilità per il singolo artista di poter chiedere e ottenere il Certificato di Agibilità Enpals, a meno che non sia organizzato all’interno di cooperative o associazioni, con ciò ponendo un serio principio di incostituzionalità; i datori di lavoro (committenti) che non assumono direttamente gli artisti a causa dei pesanti oneri burocratici; l’assenza di politiche di incentivo all’emersione che defiscalizzino l’attività artistica; l’adozione di un sistema previdenziale “puro” (ciò che si versa verrà riconosciuto, come un fondo previdenziale privato); la eccessiva onerosità delle aliquote contributive, assistenziali e fiscali che assorbono oltre il 60% del compenso; le prestazioni gratuite con rimborso spese che spesso si traducono in concorrenza sleale per i musicisti. Questi e molti altri argomenti sono emersi e meriterebbero di essere segnalati, tuttavia, per ragioni di spazio, non possiamo evidenziarli tutti.
Alcuni relatori hanno raccomandato alla SIAE, ad esempio, di non aggiungere confusione a confusione nella applicazione delle norme. E’ stata espressa preoccupazione circa l’assenza dei dirigenti ENPALS che, nel maggio scorso, avevano assunto l’impegno a costituire un tavolo tecnico presso l’ente con lo scopo di procedere ad uno snellimento degli adempimenti burocratici e l’adeguamento delle normative di settore. Dopo una prima riunione svoltasi alla fine di luglio scorso, si è registrato, purtroppo, un “fermo” ingiustificato. E’ stata posta la necessità di chiedere al governo di accogliere la richiesta del settore di ridurre dal 20 al 10% l’IVA sugli spettacoli di musica dal vivo.
In particolare è stata sottolineata la sottovalutazione del nostro settore da parte dei governi, tanto da accreditare l’idea che per lo Stato italiano la musica popolare contemporanea non esiste. In sostanza viene riconosciuto soltanto il mondo dello spettacolo che beneficia del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo che nel 2001 ha avuto una disponibilità di oltre 1.000 miliardi). Dopo aver precisato che i contributi ENPALS sono cumulabili con altri versamenti, anche se non superiori alle 140 giornate annue, si è affermato che il lavoratore dello spettacolo ha due strade davanti a se: essere esonerato dal versamento dei contributi perché dilettante (la legge del 1938 ha regolamentato il dilettantismo consentendo ai musicisti di “coltivare” un obiettivo culturale), oppure versare i contributi in modo legale. In democrazia, si è affermato, devono esistere delle regole, altrimenti rischia di prevalere il potere più forte. Da alcuni interventi (Giancarlo Passerella di “Fanzine” e altri), è stata sollecitata una forte iniziativa sindacale, delle associazioni presenti nel Forum dello Spettacolo (anche lo sciopero!), a sostegno di una legislazione più aderente alle mutate condizioni del “mercato” dello spettacolo. Al termine dei lavori è stata segnalata la presa di posizione del Parlamento Europeo su queste problematiche (pubblicata di seguito a questo articolo) insieme alla notizia ufficiosa dell’apertura di circa 10.000 nuove posizioni previdenziali entro la fine del 2001. Si è auspicato che il ruolo della SIAE deve essere volto a favorire la massima collaborazione con i soggetti interessati, al punto da divenire il “garante professionale” delle categorie dello spettacolo. Rispetto agli sviluppi politico parlamentari, che confermano l’orientamento dei partiti di governo nel voler procedere alla riforma del settore dello spettacolo, attraverso lo predisposizione di un “Testo Unico”, all’unanimità è stata sollecitata una azione unitaria del comparto con l’obiettivo di fornire indirizzi realmente efficaci e pertinenti per le attività musicali. Allo scopo si è deciso di predisporre un ordine del giorno che riassuma gli elementi “topici” del dibattito da inviare al governo, ai partiti ed al parlamento.

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