Le canzoni
Cronache incantate
Scritto da: Albano Ricci
venerdì 15 luglio 2005 nella categoria:
varie
Le canzoni. Le canzoni trovano sempre il modo giusto di arrivare. In aeroporto, al bar quando hai bisogno di un caffè, in macchina certe sere lente, la prima volta che esci con una ragazza, poco dopo un esame, il giorno dopo di una bella sbronza. Le canzoni sembrano perfette e quando esce il nuovo singolo ti consola e stupisce perché è quello che ti scoppiava dentro.
Ognuno poi ha le sue, quelle che tornano, dopo 10 anni magari ma proprio il giorno in cui hai capito la fine di una storia.
Sono spesso semplici, musica leggera, sono l’anima dei giorni, che ti fanno fischiettare o sorridere, prenderti troppo sul serio, capire.
Le canzoni vanno a stagioni, vanno ad odori e chi le può fermare.
Saremo noi maniaci sentimentali, romantici cinefili che abbiamo sempre bisogno di una colonna sonora giusta ma anche le storie d’amore sono questioni ritmiche: musica. Finiscono appena le metriche diventano diverse: un bel reggae molleggiato lei, era rimasto al pop lui, casomai e con queste musiche in testa in cerca d’autore non ci rimane che dirigersi al sale e tabacchi più vicino per non rimanere a secco di sigarette.
Le canzoni riescono ad incantare, a farci rimanere incantati. La forza di quei tre minuti e mezzo ti fa urlare o ti lascia muto. Sorpresi come bambini davanti ai fuochi artificiali.
Hanno storie personalissime, intuizioni, premonizioni, sono tutto e niente, bene e male, ragione e sentimento. Sono quello che manca, un tendere ad altrove, sono un ballo una sera che proprio ci voleva, sono la rabbia che è rimasta. A volte siamo noi, a volte sono gli altri, a volte è lei che ti si siede vicino e canta sopra l’autoradio, a volte sono il vuoto che divora.
Canzoni tristi, canzoni allegre, dolci, romantiche, di rabbia, politiche, canzoni così.
Mi ricordo una sera che aveva spiovuto e mio padre preparava la cena, avrò avuto 11 anni e De Gregori, nella primissima MTV, che pensavo avesse un’altra voce, invece per fortuna era quella. E poi una cassettina registrata che m’insegnò a parlare veramente del mondo e a scrivere temi.
Si cresce, si diventa grandi e magari capisci meglio una frase, intuisci il senso di certe canzoni di Dylan, vivi quelle esperienze ma le canzoni già ti avevano preparato e si erano lasciate percepire.
Le canzoni mettono sempre tanta malinconia e tanta voglia di vivere di più. Meno male che sono rimaste a difenderci contro il niente intorno, la paura, il sentirsi spersi, dandy decadenti senza buone maniere.
Dedicato a tutti gli utenti di Musicplace.
Rubrica di Albano Ricci, inviato da
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