La leggenda di Al, John & Jack

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La leggenda di Al, John & Jack


Il sogno nel cassetto di un trio da cabaret

Scritto da: Albano Ricci
mercoledì 15 gennaio 2003 nella categoria: varie

Un altro film di Natale, un altro gangster movie.

Out: troppa ambizione, battute fin troppo raffinate, certi equilibrismi registici superflui.

In: la cura, la generosità, le trovate mai fuori dal testo filmico, la musica, il tentativo di fare qualcosa di diverso, di staccarsi dalle commedie sentimentali, di recitare un po’ fuori della solita parte da cabaret. Insieme a Massimo Venier, co-scrittore e co-direttore di tutte le loro pellicole, il trio ha seguito un sogno, ha scommesso qualcosa, si è messo in gioco e, nonostante tutte le mie perplessità, non è davvero poco con i tempi che corrono della cinematografia comica italiota. In più: non c’è l’ombra di una donna o di una riflessione buttata là, non ci sono morali o moralismi.



C’è anche la morte vera e spietata e non fa paura o scabrosità, c’è l’America anni cinquanta, quella dei sogni e dei films mitici, ci sono tanti bravi comici e cabarettisti italiani e abiti gessati. Non mi sono sbellicato dal ridere, ma non sono mai saltato dalla sedia per certi stridori di onesta ingenuità o imperfezione o gag ripetute fuori dalla storia.



E’ un film spassoso, fatto bene (fotografia, montaggio, ecc…), ambizioso e non pretenzioso, comicità pura senza volgarità o chiappe all’aria. Un film di Natale, appunto.

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21/10/2003
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