Incubus: Morning View

Storia della musica
 

Incubus: Morning View


Passo falso o definitiva conferma?

Scritto da: Massimo Ghezzi
venerdì 3 maggio 2002 nella categoria: novità  discografiche

Morning View è la prima uscita che mi sono trovato ad ascoltare di questi cinque musicisti statunitensi.

Devo quindi ammettere di essermi perso i loro primi tre album (siamo alla quarta prova su LP): francamente, e non me ne vogliano i loro fans più fedeli, spero che questo disco sia solo il classico mezzo falso passo durante la carriera degli Incubus, un disco di meditazione in attesa del grande botto, della svolta che auspico e che auguro al gruppo.

Questo preambolo per dire, ed è solo un gusto personale, che Morning View è un lavoro suonato bene, discretamente prodotto, ma ahimé, per lunghi tratti noioso e vago, privo della grinta necessaria e di certi stimoli senza dei quali un Cd non desta in me quelle particolari sensazioni che cerco e spesso trovo nella musica Rock.

E dire che l’inizio non era nemmeno per nulla scoraggiante: “Nice To Know You” è una song discreta, giocata sul confronto fra i vari strumenti (la line-up è completata dalla presenza di un dee-jay) e sulla voce del fascinoso singer Brandon Boyd. Proprio questi due ultimi citati mi sembrano siano l’anello debole della formazione: Mr. Boyd è si un buon vocalist, ma certe volte non riesce ad imporsi come dovrebbe, rimane indietro rispetto al resto del gruppo, e la sua voce non graffia come dovrebbe fare il singer di una band crossover.



Il Disc jockey invece lo ritengo in certi frangenti fuori luogo, in brani come (“Just A Phase”, “Warning”) a mio parere non cambia gran ché le carte in tavola, se non è addirittura inutile. Mi viene alla mente la funzione svolta da certi dee jay in altre bands, come ad esempio Lethal nei Bizkit, che, pur non essendo un fenomeno, da quel quid in più alle composizione di Fred Durst e Co., oppure ancora ai Linkin park e alla loro “In The End”, potenziata dall’apporto del bravoJoseph Hahn. Bene, DJ Kilmore questo non fa negli Incubus, forse non ha il background giusto, fatto sta che questa mancanza penalizza e non poco la resa dei brani. “Wish You Were Here” (dove ho già sentito questo titolo…?) è un buon brano, ruffiano ed orecchiabile, ma si perde nel piattume generale.

Faccio il tifo per gli Incubus e per una loro release in grado di farmi rimangiare questa recensione, nel frattempo vado a rispolverarmi la discografia dei Faith No More, e spero che i fans degli Incubus facciano altrettanto. A buon intenditor…

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Data
29/10/2001
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