Il Lavor di SHAKIRA: Laundry Service
Epic Records 2001
Sulla scia dei rimandi alla fortunata carriera di Luisa Maria Ciccone (più nota come Madonna e vera progenitrice del genere), stiamo assistendo alla nascita e sviluppo artistico di una serie di artiste in erba del genere Pop più o meno valenti.
Se è vero che ormai
Britney Spears è entrata nelle case di tutto il mondo occidentale grazie al suo bel faccino, al suo corpicino e anche forse al suo talento (?) artistico e cinematografico (ma poi qualcuno in Italia
“Crossoroad” l’avrà visto?), altre agguerrite contendenti al trono di erede di Madonna si sono fatte sotto per soffiarle le luci dei riflettori (e i dollari dei compensi): dal Venezuela è in arrivo la spumeggiante Shakira, occhini malinconici, viso da play-mate, forme rigogliose e un disco “Laundry Service”, ormai da mesi negli scaffali dei negozi e in testa alle classifiche di vendita sia dei 33 giri che dei singoli, con brani programmatissimi dalle radio nazionali come “Whenever, Wherever” e “Underneath Your Cloathes”.
L’album in questione basa la sua fortuna proprio su questi due brani, i quali molto differenti fra loro, propongono una cantante che riesce col suo particolare timbro vocale, ora caldo e romantico, ora più graffiante e diretto, a convincere anche l’ascoltatore più scettico sul valore della sudamericana.
È pero quando si ascolta il disco per intero che però si capisce che il resto del materiale proposto non è alla pari delle canzoni precedentemente descritte, ma si attesta su di un livello non particolarmente basso ma sicuramente non eccelso. Shakira (autrice peraltro di gran parte dei pezzi, in veste sia di song-writer sia di arrangiatrice) propone brani dall’andamento più ritmato e latino (la già citata
“Whenever, Wherever”, “Rules”) a brani dall’incedere dansereccio (quali ad esempio “Ready For The Good Times” o “The Dejo Madrid”) fino alle calde ballate “Underneath…” e “Fool”, fra le quali emerge l’anima di una ragazza innamorata dei ritmi infuocati della terra da cui proviene, e che ama mescolare con le partiture più consone in terra americana: è un mix che da ottimi risultati in Undernath Your Cloathes, brano perfetto sia per le parti musicali sia per la voce, sensualissima e molto personale nello scandire il testo della canzone, fino ad arrivare a sembrare quasi un tenero miagolio, od un lamento, un’invocazione. È vero però che minori sono i risultati su altri pezzi, come ad esempio la non del tutto riuscita “Poem To A Horse”, o alle versioni in lingua originale spagnola di “Whenever…” e dell’opener “Tango”, ribattezzate rispettivamente “Suerte” e “Te Aviso, Te Anuncio”, che appaiono, più che per il loro reale valore, dei riempitivi per raggiungere i risicati 50 minuti di durata, e che nulla aggiungono al peso artistico complessivo della release.
Tutto sommato si tratta di una buona prova, destinata ad un pubblico che cerca nella musica un attimo di pace e tranquillità, di romanticismo quanto basta, con un pizzico di complicità e dolcezza. Speriamo che Shakera maturi sempre più e punti sul suo lato più intimista e personale, continuando a cercare nelle sue radici l’ispirazione per comporre buona musica .
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