I figli di Esenin
L'ultimo poeta contadino
Scritto da: Albano Ricci
giovedì 24 luglio 2003 nella categoria:
varie
SergeJ Aleksandrovic Esenin (Konstantinovo 1895-Leningrado 1925) si considerava pavoneggiandosi con accorato lirismo e sfuggente rimbaudiano maledettismo l´ultimo poeta contadino.
La rivoluzione bolscevica rappresentò per il nostro un avvenimento sconvolgente: e pur accettandola a livello razionale, avvertì che stava a rappresentare la fine della vecchia Russia patriarcale. La sua fu una vita irrequieta. Soggiornò nella Parigi maudit.
Sposò repentinamente a Parigi la bella ballerina statunitense Isadora Duncan, la più ambita donna di Parigi,
femme fatal. Trascorsero giornate intere chiusi in una stanza d´albergo secondo le cronache rosa. Altrettanto repentina la durata della loro unione. Uscì dall´alcolismo che lo attanagliava da tempo. Tornò in patria. Morì suicida. La sua poesia descriveva la sua Russia contadina con le sue decadenze e il suo tormento interiore con i suoi ritorni (“Il ritorno interiore”).
La sua bio-bibliografia è lo specchio più profetico, estremo della civiltà contadina che incontra il progresso sociale, la rivoluzione, l´internazionalismo,
Esenin è uno dei primi sensibili agnelli sacrificali. Il suo esasperato suicidio, la sua vita confusa, i suoi amori passionali e incapaci, il suo congenito attaccamento lirico alla natura sono la metafora vivente del suicidio della civiltà contadina, dal suo inquinato imbriacato incontro con la civiltà di massa, la sua malinconica poeticità memoriale e naturalistica (la campagna nell´Italia centrale nel´900).
La sua fatale conclusione, la sua tragedia interiore è il segno dei tempi nuovi, velocissimamente futuristici...In cui l´uomo perde il senso delle cose perché non fa più tempo a trovarne uno con cui formarsi.
Figli di Esenin tutti maledettamente, artisticamente, tragicamente... Sì noi scribacchini di provincia semi-nascosta o assolata siamo tutti suoi figli.
Rubrica di Albano Ricci, inviato da
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