E' morto Giorgio Gaber
Un addio da tutti i suoi tantissimi ammiratori-amici
Scritto da: Gian Mario Infelici
venerdì 3 gennaio 2003 nella categoria:
eventi
Il cantante e attore GIORGIO GABER è morto il 1 Gennaio 2003 a Montemagno, nella sua casa in provincia di Lucca. GABER, nato a Milano, aveva 63 anni ed era malato da tempo. Ha voluto attendere il nuovo anno, come a dire ancora una volta: ci sono anch'io!
Un personaggio unico nel panorama dell'Italia degli ultimi 30 anni, facente parte di quella cerchia di artisti inimitabili, spontanei ed unici come Pierangelo Bertoli, Vittorio de Sica o Vittorio Gassman, e che come lui non ci sono più. Ma come loro anche Gaber avrà il potere, ne siamo sicuriu, di restare per sempre nelle menti di chi lo ha conosciuto e anche di chi, magari, in questa triste occasione, avrà modo di conoscerlo.
GIORGIO GABER era nato a Milano nel 1939. Aveva debuttato al santa Tecla, e la sua prima canzone è stata "Ciao ti dirò', scritta nel 1958 con Luigi Tenco. Dopo molti successi in tv e a Sanremo, nel '70 debutta al piccolo teatro di Milano con "Il signor G.". Poco dopo rinuncia alla tv diventando il più singolare fenomeno teatrale degli ultimi 30 anni. Nel 2001 è tornato al mercato discografico ufficiale con "La mia generazione ha perso". Il 24 gennaio uscirà il suo ultimo lavoro
"Io non mi sento italiano".
La salma di GIORGIO GABER è stata trasportata ieri pomeriggio dalla villa di Montemagno, in lucchesia, a Milano. La camera ardente sarà allestita al Piccolo Teatro. I funerali si sono svolti oggi, 3 Gennaio, alle 14 nell'Abbazia di Chiaravalle. Un funerale senza telecamere e fotografi che non potranno entrare nell'Abbazia di Chiaravalle dove domani ci sarà l'ultimo saluto a GIORGIO GABER. E' questo l'intendimento della famiglia del cantante che è riunita nella casa in provincia di Lucca dove GABER è scomparso ieri pomeriggio. La famiglia si è chiusa in un stretto riserbo e nessuno ha voluto fare dichiarazioni. Funerali taciti, ma con tante dichiarazioni dei più importanti personaggi dello spettacolo, della cultura e della vita politica del paese.
Una vita intensissima la sua, abbiamo cercato di sintetizzarla così:
"Giorgio Gaber (vero nome Giorgio Gaberscik) nasce a Milano il 25 gennaio 1939. All’età di 15 anni, si esercita con la chitarra per curare il braccio sinistro, colpito da paralisi.
Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria, s’iscrive alla facoltà di Economia e Commercio della Bocconi e si paga gli studi con i danari guadagnati suonando al Santa Tecla, un locale milanese frequentato fra gli altri da Adriano Celentano: per un certo periodo di tempo, il Nostro fa parte del gruppo che accompagna quest’ultimo, assieme ad Enzo Jannacci.
Proprio al Santa Tecla, sul finire degli anni ‘50, egli viene notato da Mogol, che lo invita alla Ricordi per un’audizione: il provino ha esito positivo, ed è lo stesso Ricordi a proporgli d’incidere un disco. Esso risulta composto da quattro canzoni, la più celebre delle quali è certamente "Ciao, ti dirò", scritta con Luigi Tenco: comincia così una brillante carriera che, nel corso del decennio successivo, lo vede cantante melodico di successo ("Non arrossire", "Le nostre serate", "Le strade di notte") ed entertainer garbato ed ironico ("Il Riccardo", "Trani a gogò", "La ballata del Cerruti", "Torpedo blu", "Barbera e champagne"). Nel 1965, si sposa con Ombretta Colli.
Partecipa inoltre a quattro edizioni del Festival di Sanremo (con "Benzina e cerini", 1961; "Così felice", 1964; "Mai mai mai Valentina", 1966; "E allora dai", 1967), oltre a condurre vari spettacoli televisivi; nell’edizione 1969 di "Canzonissima" propone "Com’è bella la città", uno dei primi brani che lasciano intravedere il successivo cambio di passo.
Nello stesso periodo, il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire un recital, "Il signor G": da qui, la sua decisione di abbandonare la facile popolarità offerta dalla tivvù, per concentrarsi esclusivamente sugli spettacoli dal vivo, nelle forme del teatro-canzone. "Far finta di essere sani" (1972), "Libertà obbligatoria" (1976), "Polli d’allevamento" (1978), "Il grigio" (1989), "E pensare che c’era il pensiero" (1995), "Un’idiozia conquistata a fatica" (1998) sono i suoi lavori più significativi: fino al trionfale ritorno, nel 2001, con un nuovo disco immesso nel circuito commerciale".Abbiamo voluto raccoglierle in due pagine che seguono questo articolo-tributo, che siamo soliti fare, noi di
musicplace.it, quuando questi grandi ci lasciano.
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