Conflitti illustri III

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Conflitti illustri III


...ancora conflitti

Scritto da: Albano Ricci
martedì 2 marzo 2004 nella categoria: varie

Parallelo musicale” tutto sommato. Il primo conflitto è tratto da una canzone di Roberto Vecchioni “ La leggenda di Olaf”, rivista e amata. Il secondo riguarda due grandi musicisti davvero senza tempo. A voi l’ascolto… ops la lettura.


La leggenda di Olaf, conflitto d’onore

“E’ dolce vendetta d’un anima offesa il farsi difesa di chi l’oltraggiò” (Metastasio)
In un regno medioevale viveva Olaf, il più valoroso e fedele cavaliere del re. Di lui il sovrano si fidava ciecamente. Ogni volta che il sire partiva per qualche viaggio o per caccia preferiva che invece di seguirlo e difenderlo rimanesse a difendere il castello.
Così il re partì per la gran caccia. Olaf rimase a difesa. Come altre volte.
Ma Olaf oltre ad essere valoroso era anche bellissimo, biondo alla maniera nordica, occhi chiari. Di lui si era invaghita la regina. Durante l’assenza del marito provò in tutti i modi a sedurlo ma Olaf non si lasciò andare, non tradì il suo padrone.
Indignata e ferita nell’orgoglio la signora meditò vendetta. Al ritorno raccontò al re che durante la sua assenza, Olaf aveva tentato di approfittarsi di lei.
Incredulo e sdegnato il re convocò Olaf e sentenziò il suo esilio. Il sangue versato sui castelli, i duelli vinti, la salvezza del re custodita valsero solo ad evitargli l’impiccagione.
Le bugie hanno le gambe corte e in bocca ad una regina sono di nano: confessò tutto al re, che subito mandò messi ad inseguire il veloce destriero di Olaf con l’ordine di richiamarlo in patria…Ma il suo valore messo in discussione, il suo onore trafitto, il fallimento di una vita spesa per il regno non riuscirono ad evitargli la sua personalissima impiccagione.
Sotto un fatale sicomoro giace il corpo di Olaf, valoroso e prode cavaliere.

Olaf: virtus
Regina: orgoglio
Conflitto: fedeltà al re – ingiustizia, soprusi e suicidio d’onore


Salieri, conflitto professionale
“Sembrava non essere mai nel luogo in cui si trovava realmente, ma lontano, all’inseguimento di qualcosa” (B. Yoshimoto)
Il compositore Salieri era l’unico che aveva compreso il genio smodato di Wolfang Amadeus Mozart. Salieri, anche lui musicista, intuiva come questo ragazzetto ribelle riuscisse a trovare soluzioni vertiginose talmente ovvie o innovative da spiazzare. Il non averci pensato prima distruggeva Salieri, che non riusciva più ad inventare. La sua invidia era diventata ammirazione e malattia. Fintanto da farlo scrivere a forza nel suo letto di morte una messa da requiem e affrettargli la fine.
Invidia profonda, nemmeno meschina…il voler essere qualcun altro…il poter essere efficaci quanto un altro. Probabilmente Salieri amava comporre e s’impegnava molto più del suo rivale. In più questo aveva un nome che sarebbe rimasto nella storia della musica per sempre.



Simili tormenti competitivi, ricordo, tra due pattinatrici su ghiaccio: addirittura una ha tentato, quasi riuscendoci, di stroncare fisicamente la carriera dell’altra dall’altra; tra le tenniste Steffi Graff, tedesca, e Monica Seles, iugoslava. Un fan della prima ha accoltellato durante un break la seconda. Invidia, dei sette vizi il più terribile.

Salieri: ambizione
Mozart: genialità
Conflitto: invidia – musica, odio smodato e contrasti violenti e perfidi

Rubrica di Albano Ricci, inviato da www.latalante.it


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21/10/2003
15/07/2005
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