Conflitti illustri

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Conflitti illustri


Forse è un modo per esorcizzarli o almeno per raccontare vecchie storie. Altri conflitti seguiranno nelle prossime deviazioni.

Scritto da: Albano Ricci
venerdì 28 novembre 2003 nella categoria: varie

... Io sono un principe libero e ho
altrettanta autorità di fare guerra al
mondo intero quanto colui che ha
cento navi in mare.

(Samuel Bellamy, pirata alle Antille nel XVIII secolo)

Ognuno è diverso solo per la varietà dispersa di casi che lo fanno incontrare con la vita. Non soltanto impariamo a parlare con la lingua del padre ma con quella impariamo a pensare. Le prime cose che vediamo ci insegnano a vedere. La puzza, il profumo, i colori, il passo delle nostre strade lo porteremo sempre addosso, che sia una strada asfaltata persa in una strada bianca, che sia una famosa via residenziale nel centro di Roma o una street ghettizzata di New York con i fumi delle cucine finto-esotiche (cinesi, italiane, messicane, irlandesi…).
Questa inevitabile diversità, a volte troppo ingombrante, degenera in incomprensioni, incomunicabilità, quindi crisi (dal greco Krino=giudicare, scegliere). Questa sospensione di giudizio, fase critica, se non gestita da menti illuminate e culturalmente aperte e comprensive, innesca meccanismi conflittuali assolutamente distruttivi, senza scampo, in cui né mediazioni o moderazioni possono intervenire a ristabilire l’ordine. Specialmente se a fronteggiarsi sono due mondi diversi. A volte anche due vicini di casa bastano a questo scontro campale. Anzi… Vediamone alcuni di celebri e ovviamente irrisolti.

Angela da Foligno, conflitto spirituale

"Io penso che ci sono due persone che non sono adatte al matrimonio, quelle due persone sono l’uomo e la donna…" (Massimo Troisi)


Il mio incontro tra universo maschile e femminile, invece, trae spunto da quell’aneddoto meno scanzonato, più teologico e serioso di Angela da Foligno, monaca umbra del trecento, diventata suora dopo una vita ‘fuori’ e che, in preda all’angoscia, cerca un frate che la confessi e che scriva le sue pene. Improvvisamente il frate non riesce più a scrivere, lo dichiara esplicitamente nel testo dove mette i punti di sospensione. Il frate non riesce a scrivere quello che Angela, piccola donna medioevale gli sta confidando. E in quel momento sono due universi che si incontrano, non più frate e suora, ma uomo e donna che si incrociano e si allontanano. Non comunicabilità, incomprensione, non-comunione. Il frate si arrende a un racconto che non capisce, il racconto di una mistica sconvolta dalle visioni. Il frate spaventato dall’irruenza di un’esperienza estatica che preferisce non capire: fortissimo esempio di disparità tra i due universi, maschile e femminile.

Angela: estasi
Il frate confessore: spiritualità non rivelata
Conflitto: vita estatica- vita conventuale, incomprensione e paura

Aborigeni, conflitto religioso

“Gli aborigeni credono che una terra non cantata sia una terra morta: se i canti vengono dimenticati, infatti, la terra ne morirà. Permettere che questo accada è il peggiore di tutti i delitti possibili.” (Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti)

In Australia in più di un supermercato incontri aborigeni seduti in cerchio, magari al reparto surgelati o detersivi, che pregano il loro dio. Perché proprio lì? In quel posto preciso è stato sradicato un albero a loro sacro, spazio quindi insostituibile per la loro religiosità.
Quindi proteste degli utenti e dei gestori, guerre legali, interventi burrascosi di forze dell’ordine…ma il vero ordine con l’abbattimento dell’albero per un supermercato non può proprio tornare.



Per corrispondenza ricordo il film ‘Dove sognano le formiche verdi’(Regia, soggetto e sceneggiatura Werner Herzog; interpreti: Bruce Spence, Wandjuk Marika, Roy Marika, Norman Kaye; RFT (Repubblica Federale Tedesca); 1984; col.; 110 min.).
«In Australia un gruppo di aborigeni lotta per difendere un luogo sacro (quello, appunto, dove sognano le formiche verdi) dalle speculazioni di una multinazionale in cerca di uranio. Un geologo si convertirà alla loro causa. Scritta dallo stesso Herzog (con la consulenza di antropologi australiani ed il coinvolgimento diretto di alcuni aborigeni), una favola moderna contro il mito del progresso» (tratto da Dizionario dei film, (a cura) di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi, 1993).
Una terra morta non serve a nessuno, estirpare radici e memorie vuol dire non soltanto non avere un passato o la tragica predizione di non avere un futuro, vuol dire, è questa la tragedia del kronos non vivere il presente.
Mi spiego: non preservarlo, non raccontarlo, non mitizzarlo, non collocarlo in un contesto particolare sterilizza ogni altrove esistente e significativo per una crescita personale, sociale.

Aborigeni: luogo sacro
Multinazionali: luogo commerciale
Conflitto: religione-mercato, dissidi sociali

Rubrica di Albano Ricci, inviato da www.latalante.it

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Data
15/07/2005
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