Blackout dei Judas - l'opinione
Primo album dei Judas
Blackout è la prima uscita discografica dei Judas, gruppo lucano che dopo un’intensa attività live comincia a concretizzare le proprie fatiche e a realizzare una propria idea di musica.
Blackout è un disco ascoltabile che si fa notare per le buone trame di batteria e basso che creano una base ritmica non indifferente. Ad essi si aggiungono due chitarre che danno vita ad un suono in bilico tra un grunge di nirvaniana memoria (Deep, Back the palace, One or another one) ed un post rock (Blackout, Halo, Dust of Stars) che stringe l’occhio ai Metallica del Black Album e ai Motorpsycho.
In alcuni pezzi si travisano elementi psichedelici, che nelle prossime uscite devono essere, maggiormente, sviluppati con molta più attenzione, soprattutto dal punto di vista del suono.
Il cantato di Luca è un parlato/sussurrato che nei ritornelli esplode in urli liberatori, una voce che prende lezioni dal grunge, ma non si ferma ad una semplice scopiazzatura.
C’è rabbia, c’è alienazione e voglia di mandare a quel paese tutti coloro che abitano il mondo ma c’è anche una buona dose di melodia e voglia di solarità.
Le canzoni sono ispirate dalla vita di tutti i giorni e nei testi trovano ampio spazio i temi dell’alienazione umana, della morte e quello dei rapporti interpersonali.
1. Deep 5. Halo
2. Back the palace 6. One on another one
3. Blackout 7. Dust of stars
4. Too far
Ti invitiamo a non utilizzare termini offensivi o inappropriati.