Aerosmith - Young Lust - Geffen Rec. 2001
Esauriente raccolta di hits per una band straordinaria.
Esistono gruppi storici il cui nome è legato ad un disco in particolare (se non addirittura ad un unico brano). Esistono altri gruppi storici che hanno fatto una carriera lunga e piena di successi, ma che ormai appartengono al passato. Esistono invece gruppi storici che oltre ad un cammino lungo e denso di momenti entusiasmanti, continuano ancora oggi a mietere consensi ad ogni loro uscita.
Gli Aerosmith appartengono sicuramente a quest'ultima classe.
Qualcuno, che li conosce già da diversi anni, potrà forse obbiettare certe loro cadute di stile, riscontrabili negli ultimi loro lavori ("Nine Lives" su tutti), potrà affermare che la band di Boston si è decisamente ammorbidita, lasciandosi conquistare dalle luci di Hollywood (come nella celeberrima colonna sonora del film Armageddon), o qualsiasi altra cosa. Queste sono tutte considerazioni verosimili, certo è che una carriera come quella di Steven Tyler e soci difficilmente si può trovare da altre parti.
Per chi non li conoscesse a fondo, l'origine degli Aerosmith è da collocarsi attorno ai primi anni '70, quando Stefano Tallarico (esuberante vocalist di chiare origini tricolori) unì le sue forze con quelle di un giovane chitarrista di nome Joe Perry e, insieme ad altri degni compari, iniziò quest'avventura a base di blues e rock'n'roll, ritmi indiavolati conditi da una buona dose di melodia e richiami al soul.
Nemmeno i diretti interessati, e tantomeno i primi fan, potevano immaginare la sorte che sarebbe toccata a quei cinque bostoniani, partiti assieme ai coetanei (e di pari guadagni) Kiss e al funambolico guitarist Ted Nugent (con i suoi Amboy Dukes), per dichiarare guerra a quei complessi di origine inglese (Led Zeppelin, Deep Purple, The Who) che imperversavano negli States, invadendo quello che poteva (e sarebbe) diventato il loro mercato.
Molti di quei nomi sono passati allo status di leggenda (Zeppelin, Who) altri fanno parte di un mercato di nicchia, nel tentativo di far rivivere il tempo che fu (Purple, Eagles), gli Aerosmith invece sono sempre lì, in auge, pronti a soddisfare i vecchi rockers come le nuove leve, che li conoscono per alcuni loro passaggi su Mtv, con concerti sold-out sulle grandi arene, in America come in Europa e nel Sol-Levante.
La Formazione: (Da Sin. A Des.): Tom Hamilton (Bass); Joe Perry (Guitars); Joey Kramer (Drums); Steven Tyler (Vocals); Brad Whitford (Guirtars).
Il tempo per loro sembra essersi fermato, e questa compilation racchiude anni di canzoni graffianti e suadenti, ruvidi e grezzi brani Hard Rock trainati da un guitar-working straripante, da una linea di pianoforte, dalla calda voce della “bocca più grande del Rock”, insieme a melodie dolci e mai stucchevoli. Canzoni influenzate dai ritmi che furono e altre giocate sul confronto con le idee portate avanti dalle nuove leve, e che il gruppo ha saputo miscelare alle proprie, riuscendo a volte ad unire trenta e passa anni di grande musica.
Più che analizzare ogni singolo brano, operazione del resto inutile se consideriamo che si tratta di un doppio Cd con 34 brani e quai 160 minuti di grandi emozioni, vorrei soffermarmi sulla versione dal vivo della meravigliosa "Dream On", perla di classe sopraffina comparsa addirittura nell'omonimo 33 giri di debutto, qui resa splendidamente dalle corde della chitarra di un Joe Perry mai troppo lodato, e della versione acustita del manifesto "Livin' On The Edge", vale a dire uno di quei brani di cui è impossibile non innamorarsi al primo ascolto, e per finire, della celeberrima “Walk This Way”, arricchita dalla presenza di quei mattacchioni dei Run DMC (Il primo esempio di contaminazione fra rock e rap – e quanta di questa roba si sente oggi -).
La raccolta si snoda attraverso gli anni passati alla corte di David Geffen, dopo che il gruppo era passato attraverso un periodo non ottimo, nel quale i due Toxis-Twins (Tyler e Perry) erano momontaneamente usciti dal gruppo per disintossicarsi dall'uso di sostanze stupefacenti. Il gruppo riuscì a rimettersi in sesto e attorno alla metà degli anni '80 ripartire con album epocali quali "Permanent Vacation" e "Pump" (nei quali erano contenute perle del calibro di Rag Doll, Dude (Looks Like A Lady), Janie Got A Gun e Love In A Elevator)..
In definitiva, se conoscete già la band o avete tutto di loro, questo Young Lust è forse un acquisto superfluo, anche perchè non contiene nuovi brani (il gruppo fa parte adesso della casa discografica Sony Music). Se al contrario li avete conosciuti solo negli ultimi tempi, questa release rappresenta un ottimo investimento. Non ve ne pentitete sicuramente.
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