24 Settembre 1991 - 24 Settembre 2001: 10 anni dall'uscita di Nevermind.

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24 Settembre 1991 - 24 Settembre 2001: 10 anni dall'uscita di Nevermind.


A noi importa.

Scritto da: Massimo Ghezzi
martedì 4 dicembre 2001 nella categoria: novità  discografiche

Parafrasando la traduzione dall'inglese del nome dell'album dei Nirvana è questo il titolo che ci sentiamo di dare a quest'articolo.



Sembra incredibile come il tempo spesso senza accorgersene passi talmente veloce da farci affermare, in questo autunno 2001, funestato da tragedie e orrori (non ultima la dolorosa vicenda delle Twin Towers newyorkesi e della guerra in Afghanistan), che sono ormai dieci anni che Nevermind è uscitosul mercato discografico..

Proprio il 24 Settembre di dieci anni fa un certo Kurt Cobain, leader di un gruppo di Seattle, stato di Washington, USA, dava alla luce il loro secondo album, quello che è unanimamente riconosciuto come il capitolo discografico più influente di tutti gli anni '90. Tutti hanno in mente quella strana copertina azzurro-mare, dove un sadico fotografo aveva ritratto un infante (simbolo di innocenza) nell'atto di raggiungere a nuoto l'esca di un dollaro (emblema del mondo votato al consumismo in cui vivamo) che qualcuno (istigante alla corruzione) teneva immersa. Inserendo nel lettore il CD potevamo sentire tutta la carica e la rabbia dei Nirvana, e di Kurt in particolare (che del gruppo ha sempre rappresentato l'anima), sin dalla prima song, la famigerata Smells Like Teen Spirit ("Sa di spirito adolescenziale"), brano-simbolo di questo strano trio il cui background è di difficile catalogazione ancora oggi.

Tra le influenze che si possono attribuire al trio originario di Aberdeen vi sono da annoverare i Pixies, i Melvins e i Sonic Youth, ma anche Neil Young (per quanto riguarda certe melodie), le prime cose fatte dai Soundgarden e naturalmente la sfrontatezza dei Sex Pistols.

'Smells...' rappresenta tutto questo: un giro di accordi isterico e sporco fa da apripista all'entrata della batteria e del basso, che in perfetto stile punk scemano da lì a poco lasciando spazio al cantato apparentemente tranquillo, il quale esplode poi nel chorus violento, selvaggio e sincopato, che tutti noi abbiamo tenuto in mente e canticchiato ancora oggi, ogni volta che la radio, o qualcuno, o noi stessi la riproponiamo.

Inutile soffermarsi sulle altre canzoni di Nevermind, ognuno di noi ha la sua preferita, o quella che lo coinvolge di più a carattere emotivo. È invece necessario sottolineare come questo album, sicuramente immancabile nella discografia per ogni amante di rock pesante, viscerale e celebrale al tempo stesso, abbia posto un caposaldo all'interno di tutto il panorama musicale mondiale.

Forse il povero Kurt non si immaginava che il suo sfogo esistenziale messo in musica potesse divenire in breve tempo lo sfogo esistenziale di una miriade di adolescenti americani e non, che da quel momento in avanti lo avrebbero innalzato a portabandiera dei loro malesseri, delle loro critiche verso la società da cui non si sentivano sufficientemente rappresentati e protetti. L'improvvisa celebrità che Nevermind scaraventò in faccia a Cobain fu un evento che turbò il precario equilibrio psico-fisico e la sua sensibilità a tal punto da indurlo, solo tre anni più tardi (il 5 Aprile 1994), a togliersi la vita con un colpo di fucile nella sua casa di Seattle.



Ancora oggi viene da chiedersi se questo infausto gesto sia stato del tutto inevitabile, oppure se attraverso le sue liriche, la sua musica, le sue abitudini, i suoi atteggiamenti sopra il palco come nella vita di tutti i giorni, non potessimo scorgere sintomi di un malessere interiore enorme, ma che potesse essere in qualche modo arginabile e ridimensionato. È certo che le persone che gli stavano intorno, come i membri stessi della band (il bassista Kris Novoselic e il batterista - attualmente voce dei Foo Fighters - Dave Grohl) o la moglie, la tanto chiacchierata Courtney Love, fossero da tempo al corrente dello stato precario in cui versava Kurt, e nonostante questo non siano riusciti a salvarlo dalla triste fine a cui lui stesso è voluto andare contro.

Di Nevermind possiamo esaltarne le caratteristiche intrinseche, che ne fanno un disco per certi aspetti naïf e per altri sicuro e maturo nel concentrarsi verso un obbiettivo che è quello di mettere a nudo le nostre incertezze e i nostri stati d'animo più nascosti e più intimi. Mai in nessun altro lavoro dei tempi recenti è possibile avvertire lo stato d'animo di chi ha scritto i pezzi. Il disagio di essere è quasi palpabile, e viene trasferito nell'ascoltatore, che suo malgrado si ritrova ad essere testimone delle carenze insite nella personalità dell'artista.

È doveroso annotare che sulla scia di cotanta opera si sono poi assestati tanti di quei gruppi da poter riempire pagine e pagine di articoli. A cominciare da quella miriade di bands che si possono riunire all'interno del genere "grunge", i cui complessi di spicco hanno, in misura diversa, finito per assimilare imput nella propria musica da cui si possono ricondurre a certe sfumature proprie dei Nirvana, e proprie di Nevermind: Alice In Chains, Soundgarden, Stone Temple Pilots, MudHoney e non ultimi i Pearl Jam hanno presto o tardi pagato dazio a questo disco e ai loro (o al suo) creatori(e). Accenni nello stile, nelle parti vocali, nel modo di gestire un pezzo, nel suonarlo o nel produrlo, o anche attraverso la maniera di proporsi alla gente, ai fans, alla critica... spesso questi fattori erano derivanti da quelli imposti a suo tempo dalla personalità e dal carattere di Cobain.

Un Cobain che è riuscito a calamitizzare l'attenzione su di sè anche di artisti più o meno distanti dal calderone grunge: pensiamo solamente all'interesse che ha suscitato in gruppi come Janès Addiction (Il cui leader Perry Farrell si è sempre dichiarato grande estimatore dei Nirvana e di Kurt in particolare), Neil Young (che a Kurt ha dedicato una canzone "Sleep With The Angels", e ha promesso di non eseguire più dal vivo la song, Hey, Hey, My My che riporta i versi "è meglio bruciare in una vampata che spegnersi lentamente", che Cobain ha utilizzato nella sua ultima lettera prima di togliersi la vita), Iggy Pop (fiero di aver rappresentato una ispirazione per il gruppo di Seattle) e molti altri ancora.

In larga misura, lo ripetiamo, di basilare importanza è stata l'uscita di Nevermind.

A dieci anni di distanza è superfluo scrivere che tutti i musicisti, con maggiore o minore enfasi, che collochino i proprio stile all'interno della scena alternative-rock, molto travagliata in questi tempi di stra-potere dell'Hip Hop, delle Boy bands, e di gente come Britney "Slave for You" Spears e compagnia bella (!?!), sentano il bisogno di prendere spunto dai contenuti di Nevermind per imporre la loro musica e parlare dei loro sentimenti.

Non è per questo facile stabilire chi possa oggi prendere in mano l'eredità lasciata da Kurt Cobain e portare avanti il suo disegno purtroppo interrotto: da ambiti diversi possiamo estrapolare realtà note come Muse (che dei Nirvana hanno incorporato la componente più distorta e nervosa), come RadioHead (i quali hanno assunto alle tematiche più alienate e fragili dello stile-Nirvana), ai Verve di Richard Ashcroft (alfiere della calma apparente che animava certi capitoli come Polly o Something In The Way) o ancora gli Oasis dei fratelli Gallagher. È chiara una influenza nirvaniana nei nostrani Verdena, nei Marlene Kuntz, in Carmen Consoli, e in tanti altri.

Non è possibile immaginare questo contesto musicale senza la firma lasciata dai Nirvana di Nevermind, come altresì non è possibile immaginare la nostra cultura musicale senza gli influssi e la malinconia che Kurt ha lasciato dentro ognuno di noi, e senza dei quali forse avremmo un modo diverso di confrontarci con la realtà che ci sta davanti.

Oh well, whatever, NEVERMIND.

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